Dimmelo tu

Io non so perché
il mio orizzonte dev’essere
di colore rosa antico
se cingo la fronte della luce
del pastore-poeta nell’alba virginale
di questo giorno lavato di pioggia
di gabbiani messaggeri
di sogni biondi
di canzoni di donne

come corolle al vento.

Dimmelo tu.

Ottobre

Alle quattro,
quando anche il pontile era rimasto in secco,
ottobre si alzo’,
e distese cortine di pioggia.

La notte,
il vento fuggiva per tutte le strade.

I miei pensieri
furono sempre presenti a se’ stessi,
intollerabili negli schemi.
E ottobre tempestoso fu una corona di spine,
e al mattino era un volo
disordinato di gabbiani.

Per l’amico morto

Venni, sentii la tua voce.

Nell’aria venivi e parlavi parole di terra bruciata.
Nell’ombra deserta d’intorno disparve la notte.

Oscura la strada segnò sui passi la danza del coro.
Pallore di sonno nel viso e negli occhi il delirio:

corteo di larve notturne con l’urne del loro stupore.
E cruore nel vento e nel cuore la dura memoria.

Assenza

Pioggia sottile come un ago
misericordiosa
che declina nel mare al riparo dai lampi
e quel malessere scarlatto
sangue che si è fermato
nel silenzio della solitudine

della pena della tua assenza
che mi invade
nella sera che rifiuta di diventare tenebra,

nella notte senza le parole
e l’enigma
del tuo sorriso.

Notte generatrice

Notte generatrice di mezza estate
in cui ogni coppia della stessa specie
si cerca
si congiunge
si fonde insieme.

Oscurità piena di umori e di abbandoni
notte ubriaca di carne
buio che trabocca del coro degli amanti

e della magia
che concepisce.

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Francesco Gallieri

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